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Giangilberto Monti & Ottavia Marini
Ispirato al successo editoriale dei suoi Maledetti Francesi, inserito da Gianni Mura su Repubblica tra i libri da ricordare e che Antonio D’Orrico definiva come imperdibile sul Corriere della Sera, qui G.G.Monti assembla il repertorio che ama da sempre, attraversando il ‘900 francese. E lo fa citando canti ribelli e vite da chansonnier, mentre interpreta le più belle canzoni dei maudits per eccellenza: dalle canzoni canaglia di Bruant alle provocazioni poetiche di Gainsbourg, passando per i testi disperati e barricaderi di Leo Ferré, l’ironia di Vian e Brassens, le strofe strappacuore di Georges Moustaki e Charles Trénet, e le rock ballad di Renaud, l’ultimo dei maledetti d’oltralpe. Lo accompagna la pianista Ottavia Marini, che duetta con Monti in italiano e francese, svelando un repertorio senza tempo. Una narrazione musicale impreziosita dalle immagini curate da Jean-Luc Stote, per la mostra musicale che partita da Brescia nel marzo 2019, sarà accolta a Milano nei locali dell’Institut Français, che ha accordato il suo patronage all’iniziativa, riassunto discografico di un mondo culturale affascinante, noto in tutto il mondo. Lo spettacolo ha debuttato al Teatro Verdi di Milano, nel gennaio 2020. (photo © Federico Zucchi)

Maledetti Francesi
riedizione 2018

Nella preziosa Pinacoteca G.Bellini di Sarnico, sulle sponde del lago d’Iseo, in collaborazione con l’Associazione Culturale Il Ponte, Giangilberto Monti ritorna sulla chanson française, con ospiti d’eccezione: l’attore Walter Tiraboschi, lo storico dell’arte Massimo Rossi, la pianista Ottavia Marini e lo scrittore Enrico de Tavonatti. In una serata doc rivivono i Maledetti Francesi e i suoi protagonisti, dal capostipite Aristide Bruant alle star del Novecento: Brel, Ferré, Trénet, Moustaki, Vian, Brassens e Gainsbourg, al fianco della Gréco e della Piaf, ma soprattutto si svela il coté artistico, poetico e figurativo dell’epoca. Dopo questa prima serata un fitto tour di presentazioni ha portato Monti a proporre la riedizione del suo volume in chiave di “narratore musicale”, in preparazione di un nuovo spettacolo sul tema, previsto per la stagione teatrale 2019-2020, che ha avuto la sua anteprima alla Distilleria Molloy di Brescia, da sempre attenta verso la musica di qualità.

Book Show 2019
Posto Unico del Teatro Verdi
dieci incontri tra editoria e spettacolo
a cura di Giangilberto Monti
“Presentare un libro non è solo raccontare una storia, dei personaggi o un mondo più o meno reale, ma anche affrontare e coinvolgere il pubblico dei lettori, che sono poi quelli che i libri li vivono e li fanno circolare. Creare quindi un ambiente accogliente, dove Autori e Lettori possano scambiarsi in diretta passioni e interessi, è in partenza l’ambizione di questa rassegna.  Tutto questo è già uno spettacolo in sè, grazie anche al rinato bistrot del Teatro Verdi di Milano. Però qui il terreno comune è anche altro, perché quando l’editoria incrocia il mondo dello spettacolo, a volte lo testimonia e lo riassume, altre volte lo trasforma in evento unico e irripetibile, che poi è la vera definizione del termine performance”.
Sono intervenuti, tra gli Autori, Claudio Ricordi con Ricky Gianco, Luca Pollini con Marco Ferradini, Roberto Mercadini con Giangilberto Monti, Simone Savogin, Andrea Schiavon  con Lorenzo Castelluccio e Gianpietro Marazza, Giovanni Tosco e Sandro Bocchio con Claudio Sanfilippo, Roberto Caselli con Luca Ghielmetti. Roberto Manfredi e Vito Vita con Vince Ricotta e Paolo Rigotto. E ancora Enzo GentileOliviero Ponte di Pino e Giulia Alonzo. Ringraziando anche Il Saggiatore, Hoepli, Rizzoli, Cairo, Skira, ADD, Miraggi, Franco Angeli, Marco Garavaglia, Carolina Tinicolo e molti altri…

Paris Canaille
la canzone d’autore dei maledetti francesi
mostra, incontri e concerti

Nella prestigiosa cornice del MO.CA. di Brescia, l’ex-tribunale della città, completamente ristrutturato e destinato a spazio multiculturale, Jean-Luc Stote e l’Associazione Festa della Musica di Brescia hanno ideato e organizzato una decina di giornate dedicate al mondo della chanson française: una ricca mostra discografica, due convegni e tre concerti ad hoc, dal 22 al 31 marzo 2019. Giangilberto Monti ne ha proposto la sua visione musicale, accompagnato dalla pianista Ottavia Marini; il fotografo Renato Corsini ha allestito con Jean-Luc Stote la mostra nei locali del MO.CA., densa di reperti d’epoca, e importanti ospiti, come lo storico dell’arte Massimo Rossi e la direttrice della Civica Scuola Interpreti e Traduttori di Milano, Fabrizia Parini, hanno animato i convegni sul legame tra pittura e canzone nella Parigi della Belle Époque e sul linguaggio degli chansonnier nel corso del Novecento, dai neologismi di Boris Vian all’argot periferico di Renaud, l’ultimo maudit di quell’affascinante pianeta musicale.

Maledetti Francesi
canti ribelli e vite da chansonnier

Ritorna il successo editoriale di Giangilberto Monti sulla chanson française, che ha intrecciato per almeno un secolo, dal 1880 al 1980, musica, poesia, teatro, jazz, politica e cinema, facendo sognare soprattutto noi italiani, grazie all’irripetibile capacità dei suoi interpreti, gli chansonnier, di trasfondere una nell’altra la vita e la musica. Maledetti Francesi è un viaggio musicale che presenta in tutta la sua dirompente modernità la chanson, dai precursori realisti (Aristide Bruant e Yvette Guilbert), alle rockstar Renaud e Johnny Hallyday, passando per autentici miti come Boris Vian, Leo Ferré, Georges Brassens, Jacques Brel, Serge Gainsbourg, Yves Montand, Herbert Pagani, e per le voci senza tempo di Barbara, Juliette Gréco ed Édith Piaf. Da Saint-Germain-des-Prés alle banlieues, la chanson ha portato un messaggio vitale,  anarcoide e canagliesco che forse non esiste più, ma almeno nei dischi (e in questo libro) esce dal romanticismo in cui i tempi l’hanno relegato per rivivere in tutta la sua inarginabile carica umana. (Miraggi Editore, Torino 2018)


Giangilberto Monti & Paolo Tomelleri Jazz Stars

Esplorare il vasto repertorio musicale che Dario Fo ha firmato in carriera, passando dai brani scritti con Fiorenzo Carpi per il teatro alle ballate ironiche composte con Enzo Jannacci per il cabaret, senza trascurare il repertorio melodico degli esordi televisivi o quello più barricadero negli anni della Palazzina Liberty, accompagnato dalla chitarra di Paolo Ciarchi, è l’omaggio che lo chansonnier Giangilberto Monti offre a uno dei suoi maestri d’arte scenica. Il repertorio musicale di Fo – Premio Nobel per la letteratura nel 1997 – è stato finora praticato dal suo autore in teatro e su disco da Enzo Jannacci, coautore di una ventina di brani poetici, buffoneschi e stralunati, spesso diventati popolari. Ma riprendere quel mondo musicale significa anche ripercorrere una parte importante della storia del nostro paese, di cui Fo è stato spesso portavoce. Lo spettacolo, prodotto dal Teatro del Buratto e andato in scena al Teatro Munari di Milano nel maggio 2018, è stato ripreso la stagione successiva nella stessa sala e durante l’estate, al Castello Sforzesco di Milano. Da questo sito lo potete anche acquistare in streaming 

Giangilberto Monti – canto e narrazione
Tony Arco – batteria
Fabrizio Bernasconi – pianoforte
Sergio Farina – chitarra
Marco Mistrangelo – contrabbasso
Paolo Tomelleri – clarinetto

maledetti_fMaledetti Francesi (2017)
canti ribelli e vite da chansonnier

Dopo performance da cabaret, saggi comico-musicali e progetti teatrali, Giangilberto Monti riassume il repertorio francese che ama da sempre. Le sue traduzioni di Vian, Ferré, Gainsbourg e Renaud, sono state pubblicate su album musicali, saggi e libri storici, come il suo Maledetti Francesi (2011, NdA), citata da Gianni Mura su Repubblica come tra i libri da ricordare di quell’anno. Qui lo chansonnier milanese racconta a braccio gli esordi del cantautorato francese, ricorda aneddoti e frammenti di storia d’oltralpe, parla di come la canzone d’arte abbia attraversato il Novecento. E lo fa interpretando le più belle canzoni dei maudits francesi per eccellenza: dalla poliedricità di Boris Vian ai testi disperati e barricaderi di Leo Ferré, dalle provocazioni poetiche di Serge Gainsbourg agli sberleffi di Georges Brassens, uno dei principali ispiratori del cantautorato italiano, e all’ironica durezza di Renaud, l’ ultimo dei classici maudits. Le utopie e il ribellismo di sempre si ritrovano nelle parole di questi artisti, tra folk e ballad d’autore, che Monti interpreta accompagnato dai suoi musicisti. Una narrazione musicale da conduttore appassionato e curioso, mostrando al pubblico quella contaminazione tra poesia, musica e comicità, da sempre patrimonio dei nostri cugini francofoni.

Giangilberto Monti – canto, chitarra e narrazione
Bati Bertolio – tastiere e fisarmonica
Paolo Rigotto – percussioni

Opinioni da Clown (2015-2018)
regia Ombretta Nai
contributi video Federico Limonta

Una narrazione musicale sulla storia del clown, la figura artistica che è all’origine di comici e cabarettisti di ogni epoca. Lo chansonnier Giangilberto Monti lo fa mischiando canzoni originali a un’affabulazione da cantastorie ironico, con un occhio alla società che ci circonda, tra re e buffoni che si scambiano i ruoli, mentre immagini e filmati intervengono a commentare o rafforzare le musiche e il racconto.
Opinioni da Clown è anche un album di inediti di G.G. Monti (Egea Music/Warner, 2015), che dopo performance da cabaret, saggi sul mondo dello spettacolo e progetti teatrali, qui riassume il suo percorso trentennale tra cantautorato e comicità. Un legame sottile, che da sempre identifica quel teatro-cabaret milanese spesso incrociato dal protagonista, nella sua carriera di autore e interprete. Il lavoro discografico è anche un punto e a capo su una carriera musicalmente scorretta. Ne fanno fede i duetti con un trio di comici a lui vicini per amicizia e affinità: Giovanni Storti e Raul Cremona (La schedina) e Nino Formicola (Sei capace?), il Gaspare del surreale duo con il commissario Zuzzurro. Nello spettacolo si ritrovano le passioni di Monti per la ricerca scenica, dalla regia di Ombretta Nai alle immagini a commento tratte dai clip che hanno accompagnato il disco, arrangiato dal torinese Bati Bertolio.

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