Giangilberto Monti & Roberto Mercadini
BORIS VIAN
Il principe delle notti di Saint-Germain-des-Prés

Continua il felice sodalizio produttivo tra il Teatro del Buratto e Giangilberto Monti, seguendo il filone che unisce musica, vita e poetica di autori e cantautori, soprattutto “quei maledetti francesi” tanto cari a Monti, che dal 1994 si appassiona alle opere di Boris Vian (1920-1959) traducendo e pubblicando le sue canzoni in italiano, ideando radiodrammi – come La Belle Époque della Banda Bonnot (Prix Suisse 2004) – e raccontandolo in Boris Vian, il principe delle notti di Saint-Germain-des-Prés (Miraggi, Torino 2018). In questo spettacolo lo chansonnier G.G.Monti e il clown del­la parola Roberto Mercadini sve­lano l’incredibile vita di uno dei grandi geni del Novecento, che è stato poeta, romanziere, ingegnere ma anche trom­bettista jazz, critico musicale e ani­matore delle notti parigine.

I due, accompagnati dai musicisti Bati Bertolio e Marco Mistrangelo, ripercorrono così parole e canzoni di Vian, dall’uscita del suo primo e scandaloso romanzo, “Sputerò sulle vostre tombe”, firmato con lo pseudonimo di Vernon Sullivan, fino alla sua prematura scomparsa, giunta a soli 39 anni, durante la proiezione del film tratto proprio dal suo romanzo d’esordio.
ROBERTO MERCADINI è nato a Cesena nel 1978. Con oltre 150 date all’anno, porta in giro per la Romagna e per il resto d’Italia i suoi spettacoli di narrazione e i suoi monologhi poetici su temi che spaziano dalla Bibbia ebraica all’origine della filosofia, dall’ evoluzionismo alla felicità. Fra i suoi libri: Storia perfetta dell’errore (Rizzoli, 2018), Sull’origine della luce è buio pesto (Miraggi, 2016) e Rapsodie romagnole (Ponte Vecchio, 2014). BATI BERTOLIO, attivo nel panorama torinese, da anni segue gli spettacoli del cantautore Giorgo Conte. MARCO MISTRANGELO, contrabbassista di fama, è anche insegnante alla Civica Scuola di Musica Claudio Abbado di Milano.

Boris Vian, Libro - Giangilberto MontiGiangilberto Monti
BORIS VIAN
Il principe delle notti di Saint-Germain-des-Prés
Miraggi Edizioni

– Signora Michelle, mi spiega come mai Boris, che nel ’46 ha un fior di contratto con Gallimard, affida a un piccolo editore il suo romanzo forse più noto? – Vuol sapere la verità o i pettegolezzi? – Be’, decida lei… – Allora gliela racconto domani. E per favore, cambi quella sciarpina, è orribile.

Un viaggio romanzesco nel mondo anarcoide e innovativo del geniale artista francese, visssuto nell’affascinante Parigi del dopoguerra. Scrittore, poeta, ingegnere, musicista e molto altro ancora, di Boris Vian si raccontano le sue origini come trombettista jazz e ispiratore culturale delle notti esistenzialiste, al Tabou o ai Trois Baudets, fino alle invenzioni rock composte con l’amico fantasista Henri Salvador, uno dei primi interpreti delle sue folli canzoni, insieme alla cantante-attrice di origini turche Magali Noël. Nelle fumose serate dei locali di Saint-Germain-des-Près, il genio ironico di Vian conciliò nell’immediato dopoguerra il jazz delle prime formazioni miste di performer europei e musicisti afroamericani con il meglio della chanson française, aprendo la strada negli annni Cinquanta agli chansonniers d’oltralpe più sperimentali, come Jacques Higelin o Serge Gainsbourg, e alle interpreti amate dal pubblico dell’epoca, da Catherine Sauvage a Juliette Gréco. Ma Vian fu anche geniale romanziere, autore di uno scandalo letterario senza precedenti – Sputerò sulle vostre tombe – ironico poeta e autore teatrale d’avanguardia, critico musicale, scopritore di talenti e traduttore di brani raffinati, dalle melodie brechtiane agli hit dei film musicali americani. Le sue contaminazioni musicali affascinarono e influenzarono scrittori e intellettuali come Jean-Paul Sartre, autori e poeti come Paul Eluard e Jacques Prévert e i pionieri discografici del tempo, da Eddy Barclay a Jacques Canetti, suo sostenitore assoluto, per i quali organizzava memorabili serate a base di Jazz hot e folli reading poetici, tra patafisica e realtà, in una Parigi ribelle mai dimenticata, che sotto il pavé coltiva ancora quelle anarchiche utopie che l’arte di Boris Vian e dei suoi compagni di viaggio, ha sempre reso possibili.

COP-FOE sempre allegri bisogna stare
Le canzoni del signor Dario Fo

Pp. 160 GIUNTI EDITORE – collana Bizarre

Esplorare il vasto repertorio musicale che Dario Fo ha firmato in carriera, passando dai brani scritti con Fiorenzo Carpi per il teatro alle ballate ironiche composte con Enzo Jannacci per il cabaret, senza trascurare il repertorio più melodico degli esordi televisivi o quello più barricadero negli anni della Palazzina Liberty, accompagnato dalla chitarra di Paolo Ciarchi, è stato l’obiettivo dello chansonnier Giangilberto Monti, in questo lungo “racconto musicale” ispirato a uno dei suoi maestri d’arte scenica.

Quello di Fo è forse uno dei repertori più amati ma anche meno praticati sul palco – a parte lo stesso autore e il suo alter ego musicale, Jannacci – e conoscerne le metafore poetiche, i ritornelli buffoneschi o le strofe più stralunate, significa anche ripercorrere una parte importante della storia del nostro paese, di cui è stato spesso portavoce. Il suo ostinato ribellismo, negli anni più oscuri del nostro paese, è testimoniato in questo libro dalle parole di Vito Molinari – regista e coautore della pluricensurata Canzonissima 1962 – dai ricordi del raffinato teatrante Filippo Crivelli o dalla lunga storia musicale del “tuttofonista” Paolo Ciarchi e dei suoi compari di scena, Ivan Della Mea e Giovanna Marini. Ma anche da figure più dimenticate, come le attrici Nicoletta Ramorino e Graziella Galvani, testimoni degli esordi di Fo al fianco di Franco Parenti e Giustino Durano, che ricordano i primi esperimenti di “grammelot”, uno degli esercizi scenici preferiti dal loro maestro mimico, Jacques Lecoq.Fo ha sempre usato la musica nei suoi spettacoli, non solo per cantarci sopra, ma anche per ragionarci: dalle prime note scritte con il cantante-pianista Vittorio Paltrinieri e il poliedrico compositore Fiorenzo Carpi, alle ballate firmate con i napoletani delle Nacchere Rosse nel terzo millennio. E se il nostro ultimo Premio Nobel – autore di oltre 250 canzoni – non ha mai smesso di voler divertire il pubblico, non ha nemmeno dimenticato che tra una rima e l’altra “sempre allegri bisogna stare”, proprio perché il nostro piangere fa male al re. Che detto dal principe dei buffoni, non è poco.

“Dario Fo è stato un mio maestro, anche se questo libro non vuole esserne una santificazione. Dopo un recital di sue canzoni, che avevo messo in scena nel 1999, ho cercato di non perdere mai il filo del suo lavoro musicale. Il mio ultimo album contiene un suo inedito (“Alla fine della festa”), ma un libro mi sembrava il modo migliore per riassumere la sua passione per le sette note.  Però non m’interessava elencare una raccolta di testi, ma raccontare un mondo artistico affascinante e complesso. Ci sono amare verità, aneddoti scomodi – dai litigi con gli eredi Brecht alla dubbia paternità della canzone-manifesto Ho visto un re – dialoghi immaginari ma verosimili tra i suoi protagonisti, contrasti di coppia e furbizie da mestierante, egotismi senza freno e millanterie d’artista. Ma anche collaborazioni poco note, bellissimi versi e litigate tra star della canzone d’autore, come nel caso di La mia morosa la va alla fonte. E in tutto questo, spicca la grande capacità organizzativa dell’amata Franca Rame e la genialità trascinante di questo signore della scena: l’autore italiano più rappresentato al mondo, anche se molti di noi non se ne sono accorti. E se pensate che, da vivo, Dario Fo non è mai riuscito a ottenere ufficialmente un teatro nella sua città, chissà se finalmente si decideranno a intitolargliene uno adesso” (Giangilberto Monti)

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13265918_1252648954753041_2779678169862395342_nGiangilberto Monti
ROMANZO MUSICALE DI FINE MILLENNIO

Miraggi Edizioni

Nelle pagine di questo libro – presentate al Salone del Libro di Torino il 14 maggio 2016  – il cantautore milanese racconta un modo indubbiamente diverso di ‘fare spettacolo’, descrivendo incontri e scontri con personaggi iconici. Una vera e propria epopea del mondo vinilico, dalle stelle alla sua polvere, fino alla sparizione di un’epoca storica e dei suoi protagonisti.
“Non è solo un’autobiografia, è il racconto di una generazione e anche del modo di fare arte tipico di quella generazione degli anni ’70 da cui provengo. È il racconto di personaggi che poi sono diventati molto noti e del mio sogno, quello della mia carriera, che oserei dire è quella di un super-dilettante. Allora era possibile con una chitarra e una voce riuscire a farsi strada in un mondo che era molto diverso da come è ora, i provini era veri e le persone erano ancora persone, le si conosceva veramente e non attraverso un articolo, un’intervista o un passaggio televisivo”. Tra gli episodi narrati c’è il primo provino teatrale del cantautore “fatto con Dario Fo, a casa sua”, l’incontro col suo primo produttore, Nanni Ricordi e molto altro.. in “un putiferio di cantautori, poeti, scrittori, giornalisti e persone rimaste ai più sconosciute, ma che hanno accompagnato tutta la mia vita”.

 

 

le_canzoni_lbMarcos Y Marcos, 1995

Le più belle canzoni di Vian: dal jazz al rock allo swing, fino alle giave francesi e ai ritmi latino americani – Cantare, Berrò, Il disertore, e tante altre, ricche, come i suoi romanzi e forse più, di poesia e umorismo, di impegno civile e sognante, surreale follia – negli adattamenti di Giulia Colace e Giangilberto Monti, introdotte da un documentato e gustoso profilo su Vian e la musica.
I “salati” interventi del grande autore della Schiuma dei giorni sul mondo musicale che lo circondava, sull’arte e sul mercato dell’arte, su come costruire un successo, sul gusto musicale, su glorie e soprattutto nefandezze dei critici.
Le testimonianze di Jacques Canetti, il leggendario discografico che scoprì il Vian chansonnier e cabarettista e di Alain Vian, uno dei tre fratelli (i famosi tremelli dello Strappacuore) di Boris.
Completano questo libro la discografia e una cronologia artistica che sintetizza la frenetica e multiforme genialità di Vian.
“Una cosa eterna è una cosa di una certa importanza… non è quindi possibile prendere la canzone sotto gamba. Cosa resta della Rivoluzione francese se non il Ça ira, La Carmagnole, la semplicissima Marsigliese, senza la quale ai nostri rappresentanti al governo sarebbe impossibile uscire, a testa alta e con passo elastico, da una seduta vergognosa?”

dreyfus_lbGreco & Greco, 1999

“Un gruppo di professionisti coadiuvati dal noto avvocato Francesco Piscopo, difensore per anni delle battaglie civili di Franca Rame e Dario Fo, raccoglie alla fine degli anni Novanta testimonianze sul caso del capitano dell’esercito francese di origine ebraica Alfred Dreyfus, che negli ultimi anni dell’Ottocento fu incriminato ingiustamente con l’accusa di alto tradimento e spionaggio ai danni della Francia. Degradato e condannato ai lavori forzati il suo caso suscitò grande sdegno e scalpore nella parte più illuminata del paese”.
Giangilberto Monti ha scritto insieme allo storico Vittorio Orsenigo – regista nel 1950 del Piccolo Teatro e scrittore raffinato – un testo teatrale lucido e appassionato, basato sui giornali dell’epoca e costruito come un radiodramma dal vivo a quattro voci. Sia la Rai sia la Radio Svizzera Italiana ne hanno rifiutato a suo tempo la produzione.

Garzanti, 2003

“Libro senza dubbio prezioso per la consultazione, e destinato a restare nel tempo come portolano per chi ama navigare nella acque della nostra canzone, d’autore e non” (Mario De Luigi “Musica & Dischi” dicembre 2003).
Nel dicembre 2005 è uscito in edicola con il settimanale TV Sorrisi e Canzoni, la seconda edizione riveduta e ampliata del Dizionario dei Cantautori (Garzanti, 2003). Tiene conto dei suggerimenti di amici, giornalisti e appassionati, e le discografie, ricontrollate e aggiornate, vanno a completare il lavoro iniziale, a cui si aggiungono venti artisti vecchi e nuovi. E nell’indice ventimila canzoni.
Dai precursori fino alle nuove band d’autore, dai grandissimi ai ‘cult’: in ordine alfabetico dagli Africa Unite a Zucchero. In oltre 300 schede: la biografia e la carriera artistica, con mille curiosità e indiscrezioni; il successo di pubblico e di critica, i grandi concerti e le tournée; i rapporti con l’industria discografica e i mass media; le collaborazioni, i libri, le colonne sonore; i premi, le critiche e i riconoscimenti; la linkografia; le discografie con le track list: “Sono queste parole e queste musiche che ci fanno rimanere svegli, dentro e fuori. Forse il segreto di una bella canzone è solo in un ritmo che ci accompagna e nelle parole che qualcun altro ha inventato per noi, quelle stesse che avremmo voluto ascoltare da sempre, quasi una poesia”.
Si è concluso con grande partecipazione di pubblico alla FNAC di Genova, mercoled” 7 aprile, il lungo tour promozionale del Dizionario dei Cantautori, nel quale Giangilberto Monti e Veronica Di Pietro – che frequenta da sempre l’ambiente dell’underground musicale italiano – con l’intervento di artisti, giornalisti e appassionati del genere, hanno raccontato il lungo lavoro di stesura del primo Dizionario dedicato a questo genere musicale. Dopo la Feltrinelli Libri e Musica di Piazza Piemonte, a Milano, si è parlato e cantato del libro anche alla Feltrinelli di Roma e di Napoli, al Folkclub torinese di Franco Lucà e al Festival della Musica di Mantova. Per l’organizzazione di questi incontri, gli Autori ringraziano Edia Manente, Franco Pugnaloni e tutto lo staff della Garzanti, i giornalisti Paolo De Bernardin, Jonathan Giustini, Luca Trambusti, Pietro Treccagnoli e Antonio Vivaldi, e naturalmente gli artisti intervenuti: Enzo Avitabile, Bunna degli Africa Unite, Ivan Cattaneo, Sergio Conforti di Elio & Le Storie Tese, Vittorio De Scalzi, Flavia Ferretti, Ricky Gianco, Laura Fedele, Peppe Lanzetta, Gaetano Liguori, Mimmo Locasciulli, Max Manfredi, Folco Orselli, Claudia Pastorino, Pinomarino e Federico Sirianni.
“Nel marzo 2004 è mancata a Bologna Anna Magno, discografica e operatrice culturale di origine salentina, che dopo una lunga esperienza in Sony Music era diventata il fulcro della direzione artistica della V2 Records, a Milano. Per due anni i suoi consigli sono stati preziosi per la compilazione del Dizionario dei Cantautori. A lei dedico questo lavoro”
(Giangilberto Monti)

dizionario__cab_lbGarzanti, 2008

La biografia e la carriera artistica, con mille curiosità e indiscrezioni; il successo di pubblico e di critica, gli spettacoli; i rapporti con i media, dalla radio alla televisione; il teatro, il cinema; le collaborazioni, i libri; gli sketch, le battute, le gag, le canzoni; i personaggi, le maschere; i premi, le critiche e i riconoscimenti; nell’indice oltre 7000 titoli di spettacoli, film, trasmissioni radiofoniche e televisive, dischi, libri…
Ad affollare le pagine di questo Dizionario dei Comici e del Cabaret sono oltre cinquecento maestri della risata. Ci sono le star più celebri, ma anche molti nomi dimenticati, spalle e caratteristi che hanno arricchito il repertorio. È un vero e proprio esercito di comici che hanno divertito generazioni di italiani, dalla fine dell’Ottocento a oggi. Grazie a loro, e con loro, abbiamo riso delle nostre piccole e grandi disgrazie, dei molti vizi e delle rare virtù nazionali. Dalle tavole del palcoscenico hanno sbeffeggiato il Palazzo fino a farlo tremare (attirando spesso la censura), da Petrolini a Cecchelin, da Grillo a Luttazzi e alla Guzzanti. Hanno dato corpo e voce alle nostre anime dialettali, ma anche alle nevrosi della vita metopolitana e alle angosce del postmoderno. Dalle radici nel café-chantant e del tabarin ai fasti dell’avanspettacolo e del varietà, dai cabaret metropolitani ai trionfi sul grande e sul piccolo schermo, in questo Dizionario sfilano biografie spesso avventurose, talenti irripetibili, successi e fischi, trucchi e battute, esordi folgoranti e carriere esaltanti. Ci sono naturalmente le grandi star, da Totò e Peppino a Chiari, Manfredi, Gassman e Tognazzi, e poi le invenzioni fanciullesche e surreali di un Rascel e gli irresistibili “barzellettieri” Dapporto e Bramieri. Ma ci sono anche i precursori, che hanno aperto filoni inediti, come Nicola Maldacea, l’inventore della macchietta, oppure Franca Valeri, Paolo Poli e i Gobbi, che danno alle nostre risate una venatura più intellettuale. Esplodono la generazione del Derby, con Cochi e Renato e Villaggio-Fantozzi, e le diverse onde dello Zelig. Ci sono i varietà radiofonici e televisivi ma anche Drive In! e la Gialappa’s. C’è la comicità al femminile della Littizzetto e di “Sconsy”, e la delicata napoletanità di Massimo Troisi. C’è chi ha saputo contaminare musica e risate, come la Banda Osiris oppure Elio e le Storie Tese. Ci sono gli “irregolari”, cresciuti fuori da ogni scuola, come Alessandro Bergonzoni. Perché quella della comicità all’italiana è una tavolozza dai mille colori, che continua ad arricchirsi di sfumature e invenzioni. Fino a raggiungere il successo internazionale. Basti pensare ai registi-interpreti che hanno fatto grande la commedia all’italiana (De Sica e Sordi) o agli attori che figurano in film da Oscar (Anna Magnani, i “comedians” di Mediterraneo, e soprattutto il Roberto Benigni regista e protagonista della Vita è bella). Senza naturalmente dimenticare il genio di Dario Fo, Premio Nobel per la Letteratura.

maledetti_fEd. NdA 2010

Un viaggio nel mondo musicale, anarcoide e innovativo dei più acclamati chansonnniers francofoni. Dai precursori Aristide Bruant e Yvette Guilbert, paladini della canzone realista, fino all’attualità della rockstar Renaud, passando per Léo Ferrè, Boris Vian, Georges Brassens, Jacques Brel e Serge Gainbsourg, senza dimenticare le note sulfuree di Jean Ferrat, la disperata poesia di Barbara, le voci senza tempo di Juliette Gréco ed Edith Piaf, la poliedricità scenica di Yves Montand ed Herbert Pagani o le scorribande rock del performer Johnny Hallyday, e molti altri ancora.
Un secolo da chansonnier, dal 1880 al 1980, dedicate a quell’incrocio tra musica, poesia e teatralità che ha fatto la fortuna di molta discografia e la gioia di chi ha condiviso i percorsi di questi cantanti d’assalto. Racconto musicale di un’epoca, ma anche dirompenti storie di vita in una Parigi che si fa centro culturale di un’Europa bisognosa di ideali e valori nuovi.
La Saint-Germain-des-Près di Jean Paul Sartre e Simone de Beauvoir, il jazz di Charlie Parker e Miles Davis, o il cinema di Brigitte Bardot e François Truffaut, si intrecciano con le voci dell’esistenzialismo e del maggio sessantottino, mentre perfino nelle ultime rivolte delle banlieues più dimenticate sembrano riecheggiare i “maudits” di un tempo.
Non solo le vite e le parole più belle di questi caustici e poetici cronisti in musica, ma anche le atmosfere di chi ancora oggi cerca una “Parigi Canaglia” che non esiste più, ma che sotto il pavé coltiva quelle anarchiche utopie che la loro arte ha reso possibili.

Ed. Garzanti 2012
Da sempre gli esseri umani amano bere e divertirsi. E dunque amano il cabaret perché si ride e si beve, non necessariamente in quest’ordine. Ma qual è la vera natura del cabaret, un’etichetta che a volte viene usata a sproposito? È un tipo di locale o un genere di spettacolo? È solo un sottoprodotto del comico oppure ha maggiori ambizioni? E quali sono le sue caratteristiche, che lo distinguono da altre forme di spettacolo? La vera storia del cabaret ripercorre le tappe di questo genere, alla ricerca del segreto di un fenomeno che attraversa con successo epoche e paesi, sempre diverso ma sempre fedele a sé stesso. Gli inizi sono ovviamente un po’ vaghi: nessuno si è segnato sul calendario il giorno esatto della scoperta del vino o della birra, visto che erano tutti troppo ubriachi per pensarci. Dopo le tabernae vinariae romane e le hostarie medievali, le botteghe del caffè veneziane e i pleasure gardens londinesi, il secondo punto di partenza è invece noto e squisitamente parigino: è lo Chat Noir, il papà di tutti i cabaret. Da lì la formula investe l’intera Europa, Italia compresa. Perché l’Italia è un caso particolare. Da noi il cabaret ha ascendenze illustri, dalla scapigliatura ai futuristi. Ci sono concorrenti che hanno creato qualche confusione, dall’avanspettacolo al varietà, fino a certe degenerazioni della comicità televisiva. E poi ha diverse declinazioni geografiche, da Napoli a Genova, da Milano a Roma, le varie capitali del cabaret all’italiana.
Giangilberto Monti e Flavio Oreglio da sempre riflettono sul loro lavoro, studiandone i meccanismi e l’evoluzione. In una ricchissima cavalcata, ci fanno incontrare personaggi che dalla storia sono entrati nel mito e rievocano aneddoti che sono passati dalla cronaca alla leggenda.

8 novembre 2012
Feltrinelli – Milano
ospiti Enrico Intra, Nanni Svampa, Roberto Brivio, Giancarlo Bozzo, Enzo Iacchetti, Ricky Gianco, Giorgio Melazzi e Alberto Patrucco

12 novembre 2012
Feltrinelli – Roma
ospite Lino Patruno

24 novembre 2012
Circolo Arci Login – Genova
ospite Paolo Poli

1 dicembre 2012
Libreria IBS.IT – Ferrara

11 dicembre 2012
Circolo dei Lettori – Torino
ospite Bruno Gambarotta